Ci sono storie che ricordano quanto sia straordinario l’essere umano. “La vita tra le mani” è una di quelle.
Il documentario di Anna Carlucci racconta Alessandro Frigiola, cardiochirurgo pediatrico, un uomo che ha scelto di mettere la sua esperienza al servizio dei più fragili nelle zone più disagiate del mondo.
Frigiola è fermo, deciso e sempre consapevole, anche quando le condizioni e le situazioni purtroppo sono tra le più complesse.
Ha operato in zone al limite della dignità, dove spesso mancano le cure essenziali salvando centinaia di bambini tra cui neonati da morte certa.
La grandezza della sua storia non si ferma alla sala operatoria, ma alla sua esperienza ed estrema competenza. Frigiola ha proprio scelto di mettersi al servizio degli altri, affrontando missioni, spostamenti e situazioni estreme.
Il documentario non si limita a mostrare la parte filantropica del suo lavoro, ma riesce a farci percepire anche un’urgenza più grande e per questo va riconosciuto merito al grande lavoro di Anna Carlucci.
Viviamo tutti immersi nella nostra quotidianità, ed è anche comprensibile. Ma storie come questa per un attimo ci riportano con i piedi per terra e ci obbligano ad allargare lo sguardo.
Frigiola lascia vite, lascia medici formati, lascia un esempio.
Siamo qui per un tempo limitato, tutti. E forse la domanda che resta dopo questo documentario è amara e scomoda: cosa ci lasceremo invece noi alla spalle?
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