Un video, una canzone, un balletto. E sul televisore alle spalle, quasi fosse ormai parte dello sfondo, le immagini dei genitori di Chiara Poggi.
È il video pubblicato da Antonella Mosetti a far discutere nelle ultime ore. Non tanto per quello che fa, quanto per ciò che accade intorno a lei.
Non è detto che ci fosse l’intenzione di essere irrispettosa: è molto probabile che Mosetti non abbia fatto caso a ciò che passava sullo schermo. Ma è proprio questa eventualità a rendere la scena ancora più significativa.
Perché siamo arrivati al punto in cui possiamo registrare, pubblicare e condividere un contenuto senza nemmeno accorgerci di ciò che abbiamo alle spalle?
Forse è questo il vero problema: non la cattiveria, ma l’abitudine. La trasformazione di qualsiasi momento in materiale da condividere, mentre la realtà che ci circonda diventa quasi invisibile.
Il caso di Garlasco, ormai, è entrato nella nostra quotidianità mediatica. È nelle televisioni, nei social, nelle conversazioni, nei nostri telefoni. Una storia che continua a occupare spazio, fino a diventare quasi familiare.
Gli stessi Poggi hanno parlato spesso di un “circo mediatico”. E forse, oggi più che mai, dovremmo chiederci quanto di quel circo siamo, anche noi, spettatori consapevoli.


