Sul caso della guardia giurata licenziata dopo essere intervenuta per difendere alcune ragazze da una possibile aggressione a Cadorna, serve uscire dagli slogan e affrontare il tema in modo serio.
Si chiama Ilario, fa la guardia giurata da 23 anni e oggi si ritrova senza stipendio. Nel frattempo il sindacato ha avviato una raccolta fondi per sostenerlo, segno che la vicenda sta sollevando più di qualche interrogativo.
L’uso o anche la semplice esibizione di un’arma è regolato dal principio di proporzionalità, ma la proporzionalità non è un numero né qualcosa che si misura in modo matematico. È una valutazione che tiene conto di ciò che una persona percepisce in quel preciso momento: il pericolo, la rapidità degli eventi, il numero degli aggressori, il rischio per le vittime.
La legge stessa non ignora questo aspetto, perché considera il “percepito” di chi agisce e non solo quello di chi giudica a posteriori. Allo stesso tempo, però, quella percezione deve essere coerente con i fatti e verificabile.
Ed è qui che nasce il punto centrale. Se davvero c’era una situazione di rischio concreto, è legittimo chiedersi se l’intervento sia stato eccessivo oppure se abbia avuto un effetto deterrente evitando conseguenze peggiori. Il fatto che non si siano verificate violenze non dimostra automaticamente che la reazione fosse sbagliata; potrebbe anche significare che proprio quell’intervento abbia impedito che accadesse il peggio.
Allo stesso tempo, chi opera armato ha una responsabilità enorme, soprattutto in luoghi affollati, ed è giusto che esistano protocolli rigorosi. Ma allora la domanda diventa inevitabile: questi protocolli sono davvero adeguati a proteggere le persone in situazioni di pericolo reale?
Perché se le regole impediscono di intervenire quando serve, oppure espongono chi interviene al rischio di essere punito anche agendo in buona fede, si apre un problema serio che non può essere liquidato con un semplice richiamo al protocollo.
Per questo è necessario un chiarimento pubblico da parte di ATM Milano, perché la sicurezza nei trasporti pubblici non è un concetto astratto ma qualcosa che si gioca in pochi secondi, tra logica ed emozione.
Le regole devono dimostrare di funzionare sempre e oggettivamente non “secondo il percepito”!!!

