Se ne va l’ultimo grande patriarca della Scuola Genovese, un artista che ha vissuto ogni nota come fosse l’ultima. Lo ha fatto portando con sé, per oltre sessant’anni, quella pallottola nel cuore che dal 1963 non lo ha mai abbandonato: un proiettile diventato parte del suo corpo, simbolo di una fragilità umana trasformata in una forza d’animo incrollabile.
La sua vita è stata un romanzo scritto tra i vicoli di Genova e le spiagge di Capo d’Orlando. Un cammino segnato da passioni travolgenti, come l’amore eterno e complice con Ornella Vanoni, e da legami familiari profondi. Accanto a lui, sempre, l’amore per i suoi figli, tra cui Amanda Sandrelli,nata in quegli anni ruggenti dall’amore con Stefania Sandrelli.
Ma dietro i successi e la maschera da vecchio lupo di mare, l’ultimo tratto della sua strada è stato segnato da un dolore immenso: prima la perdita di Ornella Vanoni, una ferita che gli aveva spento l’ironica leggerezza che lo caratterizzava, e poi, l’anno scorso, il lutto straziante per la scomparsa di uno dei suoi figli. Due dolori profondi che hanno reso il suo addio ancora più intriso di quella dignità silenziosa che solo i veri poeti sanno mantenere nel dolore.
Oggi il cielo sopra di noi non ha più pareti, ma solo l’infinito della sua musica. Grazie, Gino, per averci regalato la poesia del quotidiano, per aver cantato i nostri sogni e le nostre fragilità.
Buon viaggio…porta la tua musica tra le stelle.

