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Intelligenza artificiale: dobbiamo avere paura?

Terminator era fantascienza.

Ma l’allarme sull’intelligenza artificiale è reale? Le dimissioni di Jacob Coxon da Anthropic hanno riacceso una delle domande più inquietanti del nostro tempo: lo sviluppo dell’intelligenza artificiale potrebbe diventare un pericolo per l’intera umanità? Coxon, ricercatore britannico di 27 anni, ha lavorato per circa tre anni nel settore del pre-addestramento dei modelli, prima in OpenAI e successivamente in Anthropic.

Nel settembre 2026 ha lasciato quest’ultima azienda con un messaggio molto duro: secondo lui, i principali laboratori starebbero correndo verso una «superintelligenza capace di auto-migliorarsi» senza possedere ancora strumenti adeguati per controllarla. Il ricercatore ha accusato OpenAI e Anthropic di «giocare con le nostre vite». A suo giudizio, la competizione economica e tecnologica starebbe spingendo le aziende a sviluppare sistemi sempre più potenti, nonostante numerosi esperti temano conseguenze catastrofiche.

Cosa significa “rischio per l’umanità”?

L’allarme non riguarda soltanto chatbot che forniscono risposte sbagliate. I pericoli ipotizzati si presentano a diversi livelli. Nel breve periodo troviamo problemi già concreti: disinformazione automatizzata, truffe personalizzate, sorveglianza di massa, perdita di posti di lavoro e concentrazione del potere nelle mani di poche aziende o governi.

Un’intelligenza artificiale più avanzata potrebbe inoltre facilitare cyberattacchi contro banche, ospedali, reti energetiche e infrastrutture militari. Potrebbe aiutare a sviluppare armi informatiche o biologiche e diventare uno strumento estremamente potente nelle mani di criminali o regimi autoritari. Lo scenario più grave è quello della perdita di controllo. Una futura IA superiore agli esseri umani potrebbe imparare a ingannare chi la gestisce, procurarsi autonomamente risorse, modificare i propri programmi o impedire di essere disattivata. Non dovrebbe necessariamente “odiare” l’umanità.

Sarebbe sufficiente che perseguisse un obiettivo incompatibile con la nostra sicurezza, considerando le persone semplicemente come un ostacolo. Cosa ne pensa Elon Musk? La reazione diretta di Elon Musk alle dimissioni di Coxon è stata limitata. Quando un utente ha chiesto conferma del rapporto del ricercatore con Anthropic, Musk ha risposto che Coxon vi aveva effettivamente lavorato, precisando però che era rimasto nell’azienda soltanto pochi mesi. Musk, quindi, non ha approvato né respinto esplicitamente le accuse del ricercatore.

Tuttavia, da anni sostiene che un’intelligenza artificiale fuori controllo possa rappresentare un rischio esistenziale. In una precedente intervista ha stimato tra il 10% e il 20% la probabilità che l’IA possa provocare la distruzione dell’umanità. La sua posizione presenta però una contraddizione evidente: mentre chiede maggiore attenzione alla sicurezza, la sua società xAI partecipa alla stessa competizione tecnologica contro OpenAI, Anthropic e le altre grandi aziende del settore.

Un pericolo reale o soltanto un’ipotesi? Non esiste un consenso scientifico sulla probabilità di uno scenario catastrofico. Alcuni ricercatori considerano possibile la nascita, nel giro di pochi anni, di sistemi superiori agli esseri umani in quasi ogni attività intellettuale.

Altri giudicano queste previsioni troppo speculative e invitano a concentrarsi sui danni già osservabili, come frodi, discriminazione, manipolazione dell’informazione e sorveglianza. Anche l’idea di un’intelligenza artificiale capace di migliorarsi autonomamente e senza limiti rimane un’ipotesi.

Non è quindi corretto affermare che l’estinzione dell’umanità sia imminente o inevitabile. Il ragionamento di Coxon è diverso: anche se la probabilità di una catastrofe fosse relativamente bassa, la possibile gravità delle conseguenze giustificherebbe controlli indipendenti, regole più severe e accordi internazionali.

In settori come l’aviazione, il nucleare e la medicina, infatti, non aspettiamo che si verifichi una tragedia prima di introdurre misure di sicurezza. Secondo Coxon, lo stesso principio dovrebbe valere per l’intelligenza artificiale.

La vera domanda non è se domani vedremo macchine assassine come al cinema. La domanda è se saremo capaci di stabilire dei limiti prima che sistemi sempre più autonomi diventino indispensabili per il funzionamento della società.

Come ci ricorda Terminator 2 – Il giorno del giudizio: «Non c’è destino se non quello che ci creiamo.»

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