Su Netflix ci sono quattro stagioni da divorare.
Harry è un alieno inviato sulla Terra con una missione molto semplice: distruggerla. Solo che qualcosa va storto. Si ritrova bloccato in Colorado e, per nascondersi, veste letteralmente i panni di un medico di una piccola cittadina dove, suo malgrado, comincia a entrare nelle vite degli abitanti.
Ed è qui che Resident Alien diventa qualcosa di più di una semplice commedia.
Il protagonista interpretato da un Alan Tudyk pazzesco è una sorta di apprendista dell’umanità, privo di empatia, incapace di comprendere sentimenti, legami e contraddizioni.
«Gli umani sono strani. Fanno cose senza senso, come piangere quando vincono una gara o mangiare il gelato quando sono tristi.»
Non da risposte alle domande esistenziali dell’essere umano ma si interroga su di esse guardando dall’esterno l’umanità per la prima volta non possedendo ancora gli strumenti per comprendere fino in fondo le sue fragilità.
Con il tempo però impara. L’amicizia, l’affetto, la paura, il senso di colpa la perdita e la pizza! E da quel momento in poi dovrà fare continuamente i conti con qualcosa di prettamente umano che per un alieno può risultare molto più complicato di qualsiasi missione interplanetaria: avere a che fare con sé stessi e con i piaceri della vita.

