Questa è una di quelle serie che ti fanno ricordare perché continuiamo a spendere soldi nelle piattaforme streaming.
Paramount+ da anni sta tirando fuori una chicca dopo l’altra: Yellowstone, From, Mobland, solo per citarne alcune. E Landman rientra perfettamente in quella categoria di serie che, una volta iniziate, ti fanno pensare: ok… ne ho bisogno!
Landman racconta l’industria petrolifera, ma lo fa nel modo più intelligente possibile: non usa il petrolio come semplice sfondo, lo trasforma nel motore narrativo di tutto. La serie spiega i meccanismi economici, tecnici e umani di questo mondo, lasciando che le vicende personali dei protagonisti nascano da lì, e non il contrario!
Negli Stati Uniti il landman è la figura professionale che si occupa di negoziare i diritti di sfruttamento dei terreni, gestire i rapporti con i proprietari, verificare concessioni, contratti e royalty dell’industria petrolifera. È l’anello di congiunzione tra le compagnie petrolifere e chi possiede la terra.
Gran parte del merito del nostro Landman è un Billy Bob Thornton autore di un’interpretazione a dir poco straordinaria.
Il suo Tommy Norris è un uomo disilluso, pragmatico, stanco nel corpo ma lucidissimo nella testa, che ha passato la vita a risolvere problemi per conto di altri e che ormai guarda il mondo senza filtri e quasi con tenerezza in cui emerge una visione della vita molto distante dalla retorica meritocratica.
Accanto a lui, la stratosferica Ali Larter è il perfetto contrappeso.
Il suo personaggio caotico, disinibito e sensuale porta nella serie una dose continua di leggerezza (o forse no…) e provocazione, accendendo i dialoghi con improvvise battute, totalmente esplicite e spiazzanti.
È una costante e avvincente lezione di economia, in cui viene spiegato come funziona la dipendenza dal petrolio e quanto essa possa essere ineluttabilmente crudele e non una mera battaglia ideologica.
Landman è una serie intelligente, scritta con una lucidità impressionante e interpretata magnificamente, capace di raccontare il dio denaro senza trasformarlo ogni volta in propaganda.


