Fiorello è rimasto l’unico baluardo contro la distruzione della Rai.
E speriamo che altri personaggi di rilievo vadano in suo soccorso.
Prima la storica sede di Viale Mazzini col simbolico cavallo, poi la rinuncia all’Auditorium Rai del Foro Italico, sede storica di Carramba e di Ballando con le Stelle ed ora anche Il Teatro delle Vittorie, il regno di Fantastico e di Canzonissma, di Studio Uno e Mille Luci, di Corrado e Pippo Baudo, di Mina e la Carrà.
Forse per paura di confondersi con i grandi talenti e le grandi professionalità, l’attuale Rai sta cancellando le tracce della sua passata grandezza.
Quasi un revisionismo culturale e come ha giustamente detto Fiorello un crimine contro la storia dello spettacolo. I vari comunicati mascherati con roboanti termini inglesi rasentano il ridicolo, anzi ci affondano. Come ha sempre giustamente detto Fiorello il richiamo alla migliore qualità del lavoro dei dipendenti è una motivazione comica o meglio grottesca. Le grandi strutture Rai del futuro, quelle della grande Media company, quali sarebbero? Saxa Rubra? Che sembra la sede della Stasi della vecchia DDR oppure la Dear che sembra la Batcaverna di Batman?
E chi scrive i comunicati lo sa che la maggior parte dei dipendenti è avvelenata per i comportamenti ignobili dell’azienda nei propri confronti?
Questa mancanza di amore per la Rai da chi la Rai dovrebbe proteggerla, accudirla e anche servirla, visto che si tratta di un servizio pubblico, è inaccettabile. Un’azienda che perde la propria identità è destinata al fallimento. Il concetto criminale dell’uno vale uno ha portato gente che non sa di cosa parla ad occuparsi di programmi, strutture e futuro. Un futuro compromesso. Senza memoria non c’è futuro.
E con la vendita del Delle Vittorie si è dato un calcio a quel che restava di una grande azienda.

