Il capolavoro di Fazio è indirettamente un calcio in culo alla dignità della Rai.
La serata dedicata ad Ornella Vanoni è stata una beatitudine per gli occhi e per il cuore.
Grandi artisti, ricordi sinceri, canzoni straordinarie per omaggiare una donna che ha saputo percorrere i tempi senza farsi mai invecchiare o superare. Più moderna delle nuove generazioni, più libera di chiunque, con l’aria burbera, cinica e fintamente annoiata che solo le persone affamate di vita, d’amore e d’amicizia hanno la facoltà di mostrare.
La trasmissione Ornella senza fine andata in onda su Nove è stato un autentico gioiello e fa male pensare che la Rai abbia lasciato andare via un patrimonio del genere.
Fabio Fazio ha l’autorevolezza e lo spessore per unire cultura e spettacolo, attualità e varia umanità. È credibile e artisti e personaggi di rilievo partecipano volentieri alla sua trasmissione che ottiene sempre dei buoni ascolti. Una serata speciale, come quella di domenica sera che ha totalizzato il 10,5% di share con più di unmilione700mila telespettatori, su Raitre avrebbe sfondato il muro dei 2milioni e mezzo e fatto almeno il 16%, stabilendo un record per la rete che invece è stata ridotta ad un colabrodo senza identità, così come Raidue.
Non è solo una questione politica, è una questione di statura. L’attuale Rai è una Rai misera che non valorizza le risorse, interne o esterne che siano e che manda avanti persone senza merito. Si dirà che è sempre stato così, che clientelismo, leccaculismo e appartenenze varie hanno sempre contato molto. Ma la statura, lo spessore e l’identità erano di un altro livello. Insomma Che tempo che fa? Fa un tempo di merda perché due reti sono state abbattute e la Rai si tiene in piedi grazie al Festival di Sanremo, L’eredità, un po’ di Affari tuoi, un po’ di The Voice, Ballando con le Stelle e qualche fiction.
Non un programma di approfondimento serio, se non una lunga serie di delitto dopo delitto o morto dopo morto che unisce il palinsesto da Storie Italiane alla Vita in diretta, passando per Ore 12. E con Bruno Vespa ormai insopportabile nel suo onnipresente delirio di onnipotenza.


