Quando Pietro Taricone pronunciò quella frase ai Telegatti, sembrò quasi una nota stonata dentro una festa autoreferenziale.
Non era una battuta o uno scherzo, era una dichiarazione di verità in un sistema che vive di finzione.
Taricone era dentro la macchina ma non ne voleva fare parte, era famoso sì ma non ancora addomesticato. Non recitava il copione della gratitudine eterna verso un sistema che ti dà visibilità in cambio di obbedienza eterna.
Dire che “la TV è un compromesso” significava e significa solo una cosa: la meritocrazia è un secondo luogo e ogni volto il pubblico è in qualche modo condizionato.
La TV come compromesso non è più una metafora. È un realtà.
Il sistema (ma non solo quello della Tv) è basato su ruoli assegnati in cambio di favori.
Taricone lo aveva capito sin da subito… per di più lo disse mentre quel sistema lo stava premiando, non quando lo stava escludendo.
Lui, famoso per non essere di certo un moralista, ha semplicemente detto una cosa vera fregandosene di dove era e di chi aveva davanti, con una lucidità pazzesca.
Ci vorrebbe più gente non in vendita in questo mondo.

