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Luca Jurman rompe il silenzio sul caso Corona

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Per anni Luca Jurman è stato una voce isolata, un “don Chisciotte” della meritocrazia, che combatteva contro i mulini a vento dell’industria discografica e televisiva italiana. Critico dei monopoli discografici, dell’abuso dell’Auto-Tune e della spettacolarizzazione dei reality, Jurman ha sempre messo in luce quello che considera un sistema che premia tutto tranne il talento.

Oggi, le recenti rivelazioni di Fabrizio Corona sul funzionamento dei reality e del mondo dello spettacolo hanno trovato in lui un alleato inaspettato, ma coerente con il suo percorso di denuncia.

Il “Vaso di Pandora” è ormai stato scoperchiato

Jurman non ha mai fatto mistero delle sue denunce: il mondo dello spettacolo, secondo lui, è spesso governato da logiche che nulla hanno a che fare con la meritocrazia o con il rispetto per l’arte.
L’intervento di Corona ha agito da catalizzatore, amplificando messaggi che da anni il vocal coach porta avanti sui suoi canali social.
Con l’hashtag ormai celebre #vasodipandora, Jurman ha sottolineato che ci voleva qualcuno con coraggio e senza nulla da perdere per scuotere l’opinione pubblica e mettere in luce le crepe di un sistema ormai marcio.

Sul suo canale YouTube, Jurman smonta da anni i meccanismi dell’industria musicale moderna, mostrando che la critica di Corona non è un capriccio: è la punta visibile di una lunga storia di ingiustizie e favoritismi.

Due mondi opposti che si incontrano

Ciò che rende unico questo asse Jurman-Corona è proprio la diversità dei protagonisti. Corona agisce provocatoriamente, spesso per scandalo; Jurman lo fa da tecnico, da professionista che vive di musica. Eppure, entrambi convergono su una stessa conclusione: il sistema è in crisi di credibilità.

Jurman non teme di esporsi, anche quando la sua critica colpisce programmi che lo hanno ospitato in passato come Amici. Ringraziando Corona per aver scoperchiato certi meccanismi, Jurman non commenta tanto il gossip del momento: rivendica anni di denunce rimaste inascoltate.

Il suo messaggio è chiaro: il libero arbitrio significa poter parlare, dire la propria verità, senza piegarsi al sistema.

La speranza, come spesso sottolinea il vocal coach, è che da questo caos possa rinascere un mondo dello spettacolo basato su meritocrazia e rispetto per l’arte vera, quella che non si misura solo in like e follower.

Ma lo sappiamo tutti che la meritocrazia ormai è utopia.

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