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Laura Pausini:quando l’omaggio diventa delusione

Quella che doveva essere un’operazione-omaggio si è trasformata in una critica musicale bella pesante, anche in ottica Festival di Sanremo 2026.
La cover di Due Vite firmata Laura Pausini divide la critica ma molto meno il pubblico, che la liquida per la maggiore con un secco: brutta.

Fare una cover di Marco Mengoni è una mossa estremamente azzardata.
Lui è un virtuoso dei vocalizzi, lei no.
Lui è un genio dell’interpretazione, lei no.

E quindi il risultato non può che essere deludente.

Quando manca una vera rilettura artistica, il rischio è quello di scivolare nel karaoke soprattutto se il brano scelto è così identitario.
… E non è nemmeno la prima volta: già con La mia storia tra le dita di Grignani il problema fu lo stesso. Non una reinterpretazione, ma uno snaturamento totale del dolore e del tormento di autore e pezzo.

La voce di Laura?
Potente, riconoscibile, tecnicamente solida. Sa cantare, è intonata.

In molti la difendono ma attenzione a non confondere i numeri di vendita con l’intoccabilità artistica. Un esempio banale è Giorgia: non ha mai venduto quanto la Pausini, eppure sul piano interpretativo le due non sono minimamente paragonabili.

Mengoni costruisce “Due vite” e lavora matematicamente di sottrazione e fragilità… ora arriva lei con una cantata muscolare priva di ogni vibrazione.

Per cantare certi brani devi avere quella roba lì nella pancia.

E purtroppo…
lei non ce l’ha.

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