Quando l’hip-hop smette di suonare e inizia a parlare.
È approdata su Netflix dal 2 dicembre “Sean Combs: La resa dei conti”, la docuserie in quattro parti prodotta da Curtis James Jackson, alias 50 Cent.
Una produzione pazzesca: da un lato un magnate della musica già travolto negli ultimi mesi da accuse pesantissime; dall’altro il suo più grande rivale, che non gli fa sconti.
LA GENESI: QUANDO IL TUO NEMICO n. 1 DIVENTA IL TESTIMONE DELLA TUA CADUTA
Il solo fatto che 50 Cent sia il produttore dice già tutto.
Da anni i due si punzecchiano a distanza, tra meme, frecciatine social e una guerra mediatica non priva di colpi bassi.
Ma questa docuserie è il colpo di grazia in cui Curtis Jackson ci mette il punto definitivo.
La regia è affidata ad Alexandria Stapleton, pluripremiata documentarista che qui dirige ciò che sembra un vero e proprio film.
CONTENUTI: L’ASCESA, IL MITO… E L’ABISSO
La serie ripercorre la scalata di Sean “Diddy” Combs, da giovane talent scout a imperatore della Bad Boy Records, etichetta che ha plasmato il destino di icone come Mary J. Blige, The Notorious B.I.G., le Danity Kane e moltissimi altri (… che forse sapevano)
Poi però la narrazione diventa oscura.
Tra testimonianze inedite, ex amici, ex dipendenti, membri del suo entourage, emerge un ritratto devastante:
un uomo descritto come manipolatore, violento, ossessionato dal controllo, capace di costruire e distruggere la vita delle donne con la stessa facilità con cui organizzava i suoi famigerati “freak-off” tra sesso e droga.
LA DOMANDA CHE RESTA
La docuserie, tra scandali, testimonianze e confessioni, non risponde a tutto.
Ma lascia il più grande interrogativo di sempre:
fin dove può spingersi un essere umano per fama, denaro e potere?
In un mondo dove l’apparenza regna sovrana, e tra big omertosi che sapevano tutto, “La resa dei conti” strappa via la maschera.
E ricorda che la verità è come l’acqua, prima o poi, trova sempre la strada per uscire.

