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ACCUSE IN DIRETTA

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Non è uno scontro editoriale, né un dibattito sul giornalismo d’inchiesta o sull’intrattenimento culturale. Quello tra Sigfrido Ranucci e Luca Barbareschi è stato, più banalmente e tristemente, uno scontro di vanità consumato in diretta sul servizio pubblico.

L’ATTACCO IN DIRETTA: “WATCH OUT BABY, STAI ATTENTO”

La miccia si è accesa quando Barbareschi, aprendo la sua trasmissione, ha accusato Ranucci di non aver pronunciato il suo nome nel consueto “lancio” di fine puntata di Report. Da lì, il passaggio è stato rapido: dalle frecciatine personali alle accuse più gravi, fino all’allusione che un consulente commerciale di Report lo starebbe spiando da anni.

«Volevo ringraziare il conduttore di Report e ricordargli che io mi chiamo Luca Barbareschi, lui fa fatica a dirlo», ha esordito l’attore, per poi concludere con un’espressione dal tono inequivocabile:
«Watch out baby, stai attento».

Parole che, pronunciate in quel contesto, suonano meno come ironia e più come avvertimento.

LA REPLICA DI RANUCCI NON SI È FATTA ATTENDERE

Ranucci ha affidato la sua risposta ai social, definendo le dichiarazioni di Barbareschi un «indegno sproloquio» e parlando apertamente di una campagna di fango contro il suo consulente.

Il conduttore di Report ha inoltre precisato che lo stesso Barbareschi avrebbe chiesto di essere collocato in palinsesto subito dopo Report, per beneficiare del traino degli ascolti. Il risultato è noto: dopo l’ennesimo flop di Se mi lasci non vale — fermo a un 1,96% di share — il programma è stato chiuso anticipatamente.

Qui non si tratta di simpatie personali o di schieramenti. È in gioco un principio fondamentale: nessuno, tanto più se dotato di visibilità o potere, può pensare di regolare i conti minacciando chi fa il proprio mestiere.
La libertà di stampa non è negoziabile e non può dipendere dall’umore di chi si sente ignorato.

COSA STANNO FACENDO I SINDACATI DEI GIORNALISTI RAI

Usigraii (Unione Sindacale Giornalisti Rai), ha dato una nota molto netta definendo il comportamento di Barbareschi “minacce in diretta” un fatto “ gravissimo che non si era mai visto nella storia recente della Rai”. Il sindacato ha sottolineato anche il silenzio dei vertici aziendali, ritenuto inaccettabile in una situazione così seria.

Quando il confronto scivola nella minaccia, si supera una linea che non dovrebbe mai essere varcata.

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