L’intervista di Rita De Crescenzo a Belve è stato uno di quei momenti televisivi in cui l’Italia si divide: da un lato chi critica senza appello, dall’altro chi sorride amaramente, e nel mezzo chi — per una volta — ha davvero ascoltato.
Il risultato? Una sorpresa comunicativa che pochi si aspettavano.
Ospite di Francesca Fagnani, Rita porta nello studio una storia che i social conoscono a metà, ma che in tv assume tutt’altro peso.
Durante l’intervista racconta “30 anni di droga e psicofarmaci” e una vita segnata da ferite profonde, tra cui quella — drammatica — della violenza subita da adolescente.
Racconta di aver avuto un figlio a 13 anni, di essersi persa in una spirale che sembrava senza uscita e di aver rischiato davvero la vita. Sono episodi già accennati sui social, ma sentirli pronunciare nello studio di Belve spoglia tutto dalla spettacolarizzazione e li rende, improvvisamente, reali.
Rita stessa dice di essere pulita da circa 7 anni se non avete visto l’intervista potete guardala qui –> https://www.raiplay.it/video/2025/10/Rita-De-Crescenzo—Belve-28102025-4562e978-5590-483d-9f04-46b3198e61e7.html
Perche ci è piaciuta?
La verità è che molti aspettavano il flop comunicativo. L’imbarazzo. La polemica. Il “non capisce l’italiano”, come ripetuto da parte del pubblico sui social.
E invece, paradossalmente, Rita ha fatto centro proprio con le sue imperfezioni.
Non c’era un copione. Non c’era una strategia millimetrica. C’era lei — con i suoi inciampi verbali, certo — ma anche con una capacità inaspettata di reggere lo sguardo dello studio e raccontare una verità pesante senza tentare di abbellirla.
In un mondo dove tutti cercano di sembrare più intelligenti, più preparati, più “performanti”, lei si presenta così: cruda, spontanea, vulnerabile.
E la vulnerabilità, quando è autentica, smuove più di mille pose.
Guardando la sua intervista mi viene in mente una metafora: se cadi in mezzo all’oceano, non è detto che affoghi. Puoi provare a restare a galla finché non trovi una riva.
Le sue parole non saranno patinate ma risultano vere.
Conclusione:
L’intervista di Rita De Crescenzo non è stata perfetta.
Non è stata elegante.
Non è stata televisivamente levigata.
Ed è per questo che ha funzionato.
Ha ricordato che la risalita è sempre disordinata, mai estetica, spesso goffa.
Ma risalire conta più di tutto.
E in un’Italia dove tutti giudicano dal divano, almeno per una sera qualcuno ha scelto di ascoltare una storia invece di ridicolizzarla.
La vera domanda è… andiamo tutti a Roccaraso?

