Solo poche settimane fa, Milano era sotto i riflettori internazionali grazie alla Fashion Week, tra star, lusso e passerelle. Oggi, dopo un fine settimana segnato da tensioni e devastazioni, torna al centro una domanda fondamentale: quanto è sicura Milano per chi la vive ogni giorno?
Le cronache del weekend hanno riportato episodi di danneggiamento in diverse zone del centro, tra cui Piazza Duomo, via Torino e l’area di Piazza Castello. Vetrine infrante, attività commerciali colpite e arredi distrutti hanno alimentato la preoccupazione di residenti e cittadini. Le forze dell’ordine sono intervenute per contenere gli scontri, ricorrendo anche a idranti e lacrimogeni.
A pagare le conseguenze sono soprattutto i commercianti, che rischiano di vedere compromessi i sacrifici e gli investimenti di una vita. Danni che possono ammontare a centinaia di euro, causati da comportamenti che dimostrano un totale disprezzo per il lavoro altrui e per gli spazi pubblici. A preoccupare è anche il coinvolgimento di numerosi giovanissimi, in gran parte minorenni: l’età non può essere una scusa per devastare, distruggere e agire senza alcun rispetto per ciò che appartiene agli altri.
Il dibattito sulla cosiddetta percezione di insicurezza non può essere liquidato con una semplice definizione. La paura può essere influenzata da molti fattori, ma episodi concreti di violenza e danneggiamento contribuiscono inevitabilmente ad alimentare le preoccupazioni. Di fronte a vetrine infrante, beni distrutti e danni economici, parlare soltanto di percezione rischia di sminuire la gravità di quanto accaduto.
Manifestare è un diritto. Devastare, saccheggiare e mettere a rischio l’incolumità altrui non lo è.
Milano aspira a essere una capitale internazionale della moda, del design e dell’economia, ma il prestigio internazionale conta poco se non è accompagnato da sicurezza, rispetto e vivibilità nella vita di tutti i giorni.
La domanda finale resta inevitabile: vogliamo continuare a parlare di percezione della insicurezza o iniziare ad ammettere che il problema esiste davvero?

