L’inchiesta di Fanpage.it, andata in onda nella rubrica Confidential, ha acceso i riflettori sul Napolitano Store, la catena di elettronica fondata dal tiktoker Angelo Napolitano. Il servizio ricostruisce il dietro le quinte di un successo costruito sulla vendita di smartphone, televisori ed elettrodomestici a prezzi estremamente competitivi, con un fatturato che avrebbe superato i 20 milioni di euro.
Accanto ai risultati economici, però, emergono anche gli aspetti più controversi della vicenda. L’inchiesta approfondisce rapporti societari poco trasparenti, una pesante esposizione debitoria e una serie di vicende giudiziarie culminate con sequestri, pignoramenti e lo sgombero esecutivo dello storico punto vendita di Corso Garibaldi a Napoli, con i beni aziendali destinati alle aste giudiziarie.
Il reportage riporta inoltre le contestazioni avanzate da diversi creditori, tra cui fornitori, l’ex socio e persino alcuni familiari che avrebbero eseguito lavori senza essere stati regolarmente retribuiti. Si tratta di circostanze che contribuiscono a delineare un quadro particolarmente controverso e che alimentano interrogativi sulla gestione dell’attività e sui rapporti con chi ha collaborato con l’azienda.
Al di là degli aspetti economici e giudiziari, questa vicenda dimostra come dietro un’immagine di successo possano celarsi realtà molto diverse da quelle raccontate al pubblico. È proprio in casi come questo che il giornalismo d’inchiesta svolge un ruolo fondamentale: approfondire i fatti, verificarli e metterli a disposizione dei cittadini, affinché possano formarsi un’opinione basata su informazioni documentate e non soltanto sulla popolarità o sulla comunicazione.


