La rapidità con cui la Procura di Milano ha disposto la perquisizione dell’abitazione e degli studi di Fabrizio Corona ha riaperto una ferita mai davvero rimarginata nel dibattito pubblico italiano: la sensazione diffusa di una giustizia che non si muove allo stesso modo per tutti.
Nel giro di pochissimo tempo, a seguito della querela presentata da Alfonso Signorini, figura centrale del sistema mediatico italiano, sono scattate perquisizioni, sequestri di materiale digitale e un’operazione che ha coinvolto ben tredici agenti. Un intervento rapido, deciso, chirurgico. Non proprio “the Italian job”.
Mentre in alcuni casi la macchina giudiziaria accelera in modo sospetto, in moltissime altre situazioni resta ferma inesorabilmente per anni.
Cittadini comuni che denunciano abusi, diffamazioni, violenze o reati attendono tempi infiniti anche solo per essere ascoltati. Fascicoli che si accumulano, indagini che non avanzano, vittime che si ritrovano sole…
L’indagine nasce dai contenuti pubblicati da Corona nel format Falsissimo: foto, chat e dichiarazioni che hanno spinto la magistratura a intervenire con estrema rapidità. Ma ciò che colpisce non è l’intervento in sé. È la sproporzione percepita rispetto a tanti altri casi, spesso ben più gravi, lasciati marcire per anni.
Lo stesso Corona ha citato pubblicamente il caso di Tiziana Cantone, ricordando come ancora oggi sia la madre a chiedere giustizia per la figlia, dopo migliaia di denunce e una battaglia giudiziaria che sembra non finire mai.
Ed è qui che la questione diventa politica e sociale prima ancora che giudiziaria.
È legittimo domandarsi se la visibilità mediatica, il potere relazionale o il peso pubblico dei protagonisti possano influenzare — anche indirettamente — la velocità con cui la giustizia decide di muoversi. Se esistano corsie preferenziali. Se alcune querele valgano più di altre.
La domanda non è se Corona abbia torto, la domanda è perché in Italia la giustizia sembri svegliarsi solo quando il caso riguarda persone influenti?.
Il problema non è più la giustizia ma lo scandalo di sapere che qualcuno vale più di qualcun’altro e che qualcuno è stato corrotto da chi crede di essere superiore.

